Mary Borri, giornalista e amica

A Medjugorje abbiamo incontrato un giovane originario di Verbania che proprio nel piccolo villaggio della Bosnia – Erzegovina, divenuto uno dei centri mariani più frequentati del mondo, ha cambiato la vita da drogato e ora è frate nella Comunità dei Figli del Divino Amore. Il giovane è stato guarito dall’ossessiva dipendenza della droga e ha iniziato nel 2008 un nuovo cammino, dopo essere giunto sulla soglia della morte per overdose. Ora racconta la sua conversione ai pellegrini che giungono a Međugorje. Nel 2006 in seguito ad un overdose nella stazione di Porta Nuova a Torino ero solo – racconta – ho capito che stavo morendo, ho detto è finito tutto. Il dramma è che avevo un terrore difficile da descrivere, una paura interiore, perché non credevo a niente i casi sono due o preghi in quel momento o imprechi. Grazie a Dio non imprecavo, non ne avevo le forze, e poi sono cresciuto in una famiglia che pregava e non bestemmiava, però non stavo pregando, perché pensavo che dopo la morte non ci fosse più niente, anzi si era insinuato il pensiero che saremmo diventati atomi che vagano nell’eternità. Mi ricordo che mi sono svegliato dopo qualche giorno in ospedale sentivo tanta confusione e tante voci intorno, tra queste ho riconosciuto quella di mia mamma che era la mia nemica numero uno perché mi denunciava ai carabinieri. Mia madre era stata a Međugorje a chiedere preghiere per me e aveva chiesto anche a padre Jozo di pregare per me. Quando aprii gli occhi in ospedale non sapendo dove fossi e se fossi vivo o morto pensai, è venuta anche nello spazio a perseguitarmi. Lei mi dice: “Guarda che sei vivo, vieni a Međugorje con me”, io ogni volta che nominava Međugorje mi scatenavo, ma quel giorno non potevo reagire.

Non so come ha fatto, ma dopo due mesi siamo venuti qua in pellegrinaggio. Arrivai e dissi a mia madre: “Scordati però che vengo con voi agli appuntamenti della parrocchia” . Lei mi disse: “Io ti auguro prima di partire di andare a confessarti”. Mancavano due giorni alla fine del pellegrinaggio esco dalla stanza e vedo tante persone davanti all’albergo, sentivo la voce della veggente Vicka che stava facendo la testimonianza dal megafono, vado a vedere, incrocio il suo sguardo. Lei mi guarda mi manda i baci, io mi spostavo e lei mi seguiva con lo sguardo. Il fatto che mentre parlava il cuore e lo stomaco mi facevano male è arrivata un punto in cui ha detto questa frase: “Tanti sono già sulla terra all’inferno solo che dopo continua, come tanti sperimentano un po’ di paradiso”.La grazia che ho avuto è stata pensare che se fossi morto quel giorno sarei andato all’inferno. Finisce di parlare vado da mia mamma e dico: “Voglio confessarmi”, mia mamma ha fermato un taxi in pochi minuti mi sono trovato davanti alla chiesa. La confessione è durata due minuti il sacerdote mi ha detto di tornare con l’atto di dolore. Il giorno dopo sono tornato con l’atto di dolore scritto sulla mano la confessione è durata due ore al termine mi ha detto: “Da oggi in poi la tua droga deve diventare l’ostia Santa”.Tornato a casa la grazia è stata che non riuscivo più a stare nel male perché vedevo il male che prima non vedevo. Ho combattuto per qualche anno, ogni sei mesi venivo a Međugorje, nel 2008 in un pellegrinaggio incontro suor Rosaria la fondatrice dei Figli del Divino amore che mi invita a pregare quindici giorni in convento, sono passati 11 anni.

Mary Borri

Silvia Gerosa, dopo vent’anni a Međugorje al servizio dei più bisognosi è arrivata a vivere a Verbania
Da Međugorje località tra due monti il Križevac e Podbrdo al lago Maggiore. Dopo aver vissuto vent’anni a Medjugorje facendo volontariato al Villaggio della Madre, aiutando bambini autistici, anziani, poveri e cantando nel coro della parrocchia Silvia Gerosa di origine di Davos in Svizzera, da febbraio vive nel quartiere Sant’Anna a Pallanza. L’abbiamo intervistata nel giardino della sua nuova casa ci ha raccontato com’è vivere a Međugorje e come si è inserita nella provincia del Vco. Colpisce la sua nobiltà d’animo, la sua dolcezza e la sua fede. “Nel 1995 – dice – avevo fatto il mio primo pellegrinaggio a Međugorje. Nel 1999 un altro pellegrinaggio a Međugorje con uno spirito diverso e l’esigenza di avere delle risposte da Dio in seguito ad una grande sofferenza”. E’ in questo pellegrinaggio che Silvia rinasce nella gioia della fede percepisce quasi la richiesta di fermarsi a Međugorje. “Ogni mattina – dice – andavo sulla collina delle apparizioni a pregare Dio, dopo sei settimane ho sentito una voce interiore che mi diceva di restare a Međugorje. La mia guida è stata una pietra miliare di Međugorje padre Slavko Barbarić morto nel 2000. Padre Slavko era il pilastro mi dava la forza. Quando vedi una persona così innamorata della Madonna e di Gesù, sai che di lui ti puoi fidare. Non era solo un sacerdote era un fratello era tutto ciò di cui avevo bisogno in quel momento”.
“A Međugorje – prosegue- ho iniziato a svolgere il volontariato al Villaggio della Madre, realizzato da fra Slavko, insieme ad infermiere e diverse volontarie guidate dalle suore francescane. La struttura è nata per accogliere i bambini rimasti colpiti dalla perdita della casa e della cura genitoriale nel periodo della guerra e del dopoguerra. Vivevo della pensione, che ricevevo dalla Svizzera. Con quei soldi coprivo le mie spese personali, le spese del mio lavoro, aiutando materialmente anche alcune famiglie povere. Due anni fa, avevo anche ottenuto il permesso di soggiorno permanente e la carta d’identità della Bosnia e Ercegovina. Ho collaborato con fra Stjepan Martinović, che mi fece conoscere i malati, e con i medici locali che mi aiutarono, prescrivendo le cure per i miei pazienti. Andavo a visitare nelle loro case i malati e i poveri della parrocchia di Međugorje e delle sue chiese filiali e nei villaggi intorno: Čerin, Kočerin, a Ljubuški e nella città di Mostar anche in alcuni quartieri musulmani. Normalmente avevo circa otto pazienti al giorno, ma andavo anche da altri, se c’era ancora qualche necessità. Ho collaborato anche con la Comunità “Padre Misericordioso”, aiutando a curare dei casi di epatite C grazie a donazioni ricevute dall’Italia. In questi vent’anni ho lavorato anche in un campo profughi a Čapljina con circa trecentocinquanta profughi. La mia giornata solitamente iniziava con la preghiera e la Santa Messa mattutina, dopo di che mi dedicavo alle visite dei miei malati”.“La Svizzera è un ambiente totalmente diverso da Međugorje. Per cui avevo bisogno di questa scuola della Madonna, dove ho imparato che non si può vivere soltanto di preghiera, ma che essa deve diventare vita, che deve trasformarsi in una preghiera vissuta, nell’aiuto concreto al prossimo”.
A Međugorje Silvia cantava anche nel coro parrocchiale. “All’inizio – dice – non sapevo neppure cosa cantavo, siccome i canti sono in croato. Cantare a Međugorje durante la messa e l’adorazione davanti a migliaia di persone è davvero un’emozione unica accompagnare i momenti di preghiera dei pellegrini è inoltre una grande responsabilità”.
Dal mese di febbraio di quest’anno ha deciso di lasciare Međugorje. Una scelta sofferta che ha preso dopo essersi ammalata. “Non avrei mai immaginato di lasciare Međugorje ma in seguito ad un intervento, ho capito quanto sia difficile essere ammalata e senza un familiare vicino in un luogo straniero all’estero. Anche i miei famigliari – dice – hanno sollecitato il mio rientro. Dio mi ha mostrato cosa significhi essere sola nella malattia. Perciò il messaggio più grande che voglio comunicare è quello di non lasciare che nessuno sia solo nella malattia e nell’anzianità. Non abbandoniamo i nostri genitori nella vecchiaia! È vero che tutti abbiamo Gesù vicino, ma lui si rende presente attraverso l’uomo: dà la mano, una carezza, una parola, una preghiera. Attraverso di noi, Gesù può stare accanto ad un’altra persona nella vecchiaia, nella malattia, nell’infermità o nel momento della morte. Perché essere soli in quel momento è la cosa peggiore”.
Com’è stato vivere a Međugorje? “Anche se non preghi nell’aria c’è la preghiera c’è una grande pace. Viene tanta gente, tanti pellegrini. Tanti alberghi però sono gestiti da gente da fuori che non ha vissuto i primi momenti delle apparizioni e possono magari lasciare una cattiva immagine. La gente dell’Erzegovina è gente che non è subito aperta, sono diffidenti ed è normale c’è una guerra dietro loro, ma una volta che ti sei integrata e adattata al loro modo di vivere, vieni accolto con grande generosità. L’importanza di stare a Međugoje è l’incontro con Gesù. Ai pellegrini voglio dire di vivere il pellegrinaggio come una grazia di non andare con la smania di fare le foto al cielo e di dover vedere i veggenti sono persone normali, hanno la grazia in quel momento di vedere la Madonna ma poi ritornano persone normali quello che è importante è capire che la volontà della Madonna è di portarci a Gesù attraverso la confessione, la comunione e la santa messa”.
Nella sua nuova casa a Pallanza dove guarda a caso già c’era un affresco di Sant’Anna la mamma della Madonna, Silvia ha portato i mobili dell’appartamento di Međugorje. “Profumano di Međugorje” dice. Sui mobili e sulle pareti tanti oggetti e quadri che le sono stati donati a Međugorje da persone che ha aiutato e da amici e tante foto. A Pallanza si è subito inserita bene “Sono andata ad un concerto del coro parrocchiale della chiesa di Madonna di Campagna Sancta Maria de Egro – dice – al termine del concerto don Egidio Borella – dopo aver saputo che a Međugorje cantavo nel coro, mi ha preso per un braccio e ha detto alla direttrice del coro “Ecco una nuova corista”. Faccio parte di un gruppo di preghiera di Pallanza “Totus tuus” che si è creato in seguito ai pellegrinaggi a Međugorje, ogni 25 del mese in occasione del messaggio il gruppo si ritrova nella chiesa di Trobaso per un incontro di preghiera con messa e adorazione guidato da don Adriano Micotti. Insomma qui respiro ancora l’aria di Međugorje e sono felice di come sono stata accolta nella provincia di Verbania”.

MARY BORRI

Da Međugorje a Verbania, fra Michele torna nel Vco per raccontare la sua storia.

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La chiesa di San Pietro di Trobaso lunedì ha accolto fra Michele di Međugorje della comunità di Međugorje dei Figli del Divino Amore. Michele è un giovane originario di Verbania che era “perso nella droga” che dopo la conversione ora è frate a Međugorje. Emozionato con l’immagine della Madonna di Međugorje e il Rosario nelle mani di fronte a tanti fedeli fra di essi amici e parenti ha portato per la prima volta nella sua terra la sua testimonianza. Un vissuto che ora racconta a migliaia di pellegrini che giungono a Međugorje. “Mai avrei immaginato di venire in questa parrocchia e in questa chiesa a parlare di Maria e di Gesù – ha detto -qui venivo da ragazzo per il catechismo per tanti anni non sono più entrato, entrare in questa chiesa da religioso è una grande gioia perché ora per me la chiesa è la mia casa. Quando attraverso Maria riusciamo a radunare tante persone in chiesa è la gioia più grande, perché il più grande desiderio di Maria è di portarci davanti a Gesù”. L’incontro è stato organizzato dal gruppo “Nel cenacolo con Maria” di Verbania guidato da Stefania Brambilla. Michele è legato da un grande affetto a Stefania, fu infatti lei ad accompagnarlo a Međugorje quando in seguito ad alcuni pellegrinaggi prese la decisione di vivere a Međugorje e di far parte della Comunità dei figli del Divino Amore. Il giovane ha parlato degli anni difficili di come fosse giunto alla soglia della morte per overdose, della sua rinascita, della grande fede di sua madre, dei pellegrinaggi a Međugorje della svolta della sua vita. La testimonianza è stata preceduta dalla Messa celebrata da don Adriano Micotti. Al termine ha voluto regalare a tutti i presenti l’immaginetta della Madonna di Međugorje e un braccialetto con la scritta “Međugorje, Regina della Pace prega per noi”. Un incontro quanto mai attuale anche per accendere i riflettori su un fenomeno quello del consumo di droghe da parte dei ragazzi che è preoccupante nella provincia, è di pochi giorni fa la diffusione da parte della prefettura dei dati che evidenziano che 100 minorenni su 220 sono stati segnalati come consumatori di droghe nel 2018. “Le chiese sono vuote, le famiglie sono nella sofferenza – ha detto Fra Michele – la Madonna da anni è preoccupata per i giovani e le famiglie. E’ il momento di tirare fuori le armi il Rosario, non bisogna aspettare il male avanza sempre di più. La chiesa non ha ancora riconosciuto le apparizioni di Međugorje ma ha riconosciuto Međugorje come luogo di grazia di conversione dal quale ogni giorno si eleva la preghiera fino al cielo”.

Mary Borri

Il 16 Novembre alle 20.45 nella chiesa Cristo Risorto di Villadossola si terrà un incontro con Silvia Gerosa volontaria a Međugorje per vent’anni e ora residente a Verbania. L’incontro è organizzato dal Gruppo di preghiera di Međugorje dell’Ossola in collaborazione con le parrocchie di Villadossola. Da pellegrina a volontaria Silvia Gerosa racconterà la sua esperienza fra testimonianza e servizio. Nel paesino della Bosnia Erzegovina noto per le apparizioni mariane si prodigava per ammalati, anziani ed ex tossicodipendenti facendo loro visita e aiutandoli. Ha prestato servizio anche in un campo profughi e cantato nel coro della parrocchia. Abitava in Svizzera e ha lasciato tutto per vivere a Međugorje, subito dopo la fine della guerra nell’ex Jugoslavia, dall’inizio di quest’anno vive a Verbania. L’incontro sarà preceduto da un momento di preghiera.

CONFERENZA VILLA DOSSOLA