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Vaticano, minaccia terroristica elevata: «Rinforzata la protezione al Papa e a San Pietro»

Martedì 25 Febbraio 2020 di Cristiana Mangani

 

 

 

 

 

 

La fede non è solo una condizione della ragione ma anche del cuore. L’amore è un gesto del cuore ed un avvenimento nel cuore, dopo quella della ragione, quindi non si può costringere nessuno all’amore né alla fede. Riamane comunque sempre il fatto che ogni uomo deve credere in qualcosa per poter vivere e deve essere amato per poter sopravvivere…
Fonte: trascritto dal libro: “Alla scuola dell’amore”,

Fra Slavko Barbarić

Ultimo Messaggio di Medjugorje, 2 febbraio 2020 – Apparizione a Mirjana
“Cari figli, sono stata scelta per essere madre di Dio e vostra madre, per decisione e amore del Signore, ma anche per mia volontà, per mio amore illimitato verso il Padre Celeste e mia totale fiducia in Lui. Il mio corpo è stato il calice del Dio Uomo. Sono stata al servizio della verità, dell’amore e della salvezza così come lo sono adesso, in mezzo a voi, per invitarvi, figli miei, apostoli del mio amore, ad essere portatori della verità, per invitarvi, per mezzo della vostra volontà e dell’amore verso mio Figlio, a diffondere le Sue parole, parole di salvezza e per mostrare, con i vostri gesti, a tutti coloro che non hanno conosciuto mio Figlio, il Suo amore. La forza la troverete nell’Eucarestia: Mio Figlio che vi nutre con il Suo corpo e vi rafforza con il Suo sangue. Figli miei, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce in silenzio. In questo modo troverete la fede affinché possiate diffonderla, troverete la verità affinché possiate distinguerla, troverete l’amore affinché possiate capire come amare realmente. Figli miei, apostoli del mio amore, unite le mani in preghiera e guardate verso la croce: solo nella croce c’è la salvezza. Vi ringrazio. “


Ultimo Messaggio di Međugorje, 25 gennaio 2020

“Cari figli! Oggi vi invito a pregare ancora di più finché nel vostro cuore sentiate la santità del perdono. Nelle famiglie ci deve essere la santità perché figlioli, non c’è futuro per il mondo senza amore e santità, perché nella santità e nella gioia voi vi donate a Dio Creatore il quale vi ama con amore immenso. Per questo mi manda a voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “

ROSARIO E SANTA MESSA LIVE DA MEĐUGORJE

(VIDEO LINGUE A SCELTA)


ROSARIO E SANTA MESSA LIVE DA MEĐJUGORJE

(RADIO IN LINGUA CROATA)

Per voi, cari amici, sparsi in tutto il mondo, sappiamo che non è possibile, a causa dei diversi diffusi orari, di seguire in diretta il programma della stazione radio.
Con questo accesso in differita desideriamo offrirvi la possibilità di ascoltare le parti selezionate del nostro programma nel momento che desiderate.

Capitolo XXXII (Indice Capitoli)

Rinnegare se stessi e rinunciare ad ogni desiderio

1. O figlio, se non avrai rinnegato totalmente te stesso, non potrai avere una perfetta libertà. Infatti sono come legati, tutti coloro che portano amore alle cose e a se stessi, pieni di bramosia e di curiosità, svagati, sempre in cerca di mollezze. Essi vanno spesso immaginando e raffigurando, non ciò che è di Gesù Cristo, ma ciò che è perituro; infatti ogni cosa che non è nata da Dio scomparirà.

Tieni ben ferma questa massima, breve e perfetta: tralascia ogni cosa; rinunzia alle brame e troverai la pace. Quando avrai attentamente meditato nel tuo cuore questa massima, e l’avrai messa in pratica, allora comprenderai ogni cosa. O Signore, non è, questa, una faccenda che si possa compiere in un giorno; non è un gioco da ragazzi. Che anzi in queste brevi parole si racchiude tutta la perfezione dell’uomo di fede.

2. O figlio, non devi lasciarti piegare, non devi subito abbatterti, ora che hai udito quale è la strada di chi vuole essere perfetto. Devi piuttosto sentirti spinto a cose più alte; almeno ad aspirare ad esse col desiderio. Volesse il cielo che così fosse per te; che tu giungessi a non amare più te stesso, e ad attenerti soltanto alla volontà mia e di colui che ti ho mostrato quale padre. Allora tu mi saresti assai caro e la tua vita si tramuterebbe tutta in una pace gioiosa. Ma tu hai ancora molte cose da abbandonare; e se non rinunzierai a tutte le cose e del tutto, per me, non otterrai quello che chiedi. “Il mio invito è che, per farti più ricco, tu acquisti da me l’oro colato” (Ap 3,18), vale a dire la celeste sapienza, che sovrasta tutto ciò che è basso; che tu lasci indietro e la sapienza di questo mondo ed ogni soddisfazione di se stesso ed ogni compiacimento degli uomini. Il mio invito è che tu, in luogo di ciò che è ritenuto prezioso e importante in questo mondo, acquisti una cosa disprezzante: la vera sapienza, che viene dal cielo ed appare qui disprezzata assai, piccola e quasi lasciata in oblio. Sapienza che non presume molto di sé, non ambisce ad essere magnificata quaggiù e viene lodata a parole da molti, i quali, con la loro vita, le stanno invece lontani. Eppure essa è la gemma preziosa, che i più lasciano in disparte.

Capitolo XXXIII (Indice Capitoli)

L’Instabilità del nostro cuore e l’intenzione ultima, che deve essere posta in Dio

O figlio, non ti fidare della disposizione d’animo nella quale ora ti trovi; ben presto essa muterà in una disposizione diversa. Per tutta la vita sarai oggetto, anche se tu non lo vuoi, a tale mutevolezza. Volta a volta, sarai trovato lieto o triste, tranquillo o turbato, fervente oppure no, voglioso o pigro, pensoso o spensierato. Ma colui che è ricco di sapienza e di dottrina spirituale si pone saldamente al di sopra di tali mutevolezze, non badando a quello che senta dentro di sé, o da che parte spiri il vento della instabilità; badando, invece, che tutto il proposito dell’animo suo giovi al fine dovuto e desiderato. Così infatti egli potrà restare sempre se stesso in modo irremovibile, tenendo costantemente fisso a me, pur attraverso così vari eventi, l’occhio puro della sua intenzione.

E quanto più puro sarà l’occhio dell’intenzione, tanto più sicuro sarà il cammino in mezzo alle varie tempeste. Ma quest’occhio puro dell’intenzione, in molta gente, è offuscato, perché lo sguardo si volge presto a qualcosa di piacevole che balzi dinanzi. E poi raramente si trova uno che sia esente del tutto da questo neo, di cercare la propria soddisfazione: Come gli Ebrei, che erano venuti, quella volta, a Betania, da Marta e Maria, “non già per vedere Gesù, ma per vedere Lazzaro” (Gv 12,9).

Occorre, dunque, che l’occhio dell’intenzione sia purificato, reso semplice e retto; occorre che esso, al di là di tutte le varie cose che si frappongono, sia indirizzato a me.

Capitolo XXXIV (Indice Capitoli)

Chi è ricco d’amore gusta Dio in tutto e al di sopra di ogni cosa

1. Ecco, mio Dio e mio tutto. Che voglio di più; quale altra cosa posso io desiderare per la mia felicità? O parola piena di dolce sapore, sapore però che gusta soltanto colui che ama il Verbo, non colui che ama il mondo e le cose del mondo! Mio Dio e mio tutto. E’ detto abbastanza per chi ha intelletto; ed è una gioia, per chi ha amore, ripeterlo spesso. In verità, se tu sei con noi, recano gioia tutte le cose; se, invece, tu sei lontano, tutto infastidisce. Sei tu che dai pace al cuore: una grande pace e una gioia festosa. Sei tu che fai gustare rettamente ogni cosa e fai sì che noi ti lodiamo in tutte le cose. Senza di te nulla ci può dare diletto durevole. Perché una cosa possa esserci gradita e rettamente piacevole, occorre che la tua grazia non sia assente; occorre che questa cosa sia condita del condimento della tua sapienza. C’è forse una cosa che uno non sappia rettamente gustare, se questi ha gusto di te? E che cosa mai potrà esserci di gioioso per uno che non ha gusto di te? Dinanzi alla tua sapienza, scompaiono i sapienti di questo mondo; scompaiono anche coloro che amano ciò che è carnale: tra quelli si trova una grande vanità, tra questi la morte. Veri sapienti sono riconosciuti , all’incontro, coloro che seguono te, disprezzando le cose di questo mondo e mortificando la carne: veri sapienti, perché passati dalla vanità alla verità, dalla carne allo spirito. Sono questi che sanno gustare Dio, e riconducono a lode del Creatore tutto ciò che di buono si trova nelle creature.

2. Diversi, molto diversi per noi, sono il gusto che dà il Creatore e il gusto che dà la creatura; quello dell’eternità e quello del tempo; quello della luce increata e quello della luce che viene data. O eterna luce, che trascendi ogni luce creata, manda dall’alto un lampo splendente, che tutto penetri nel più profondo del mio cuore! Rendi puro e lieto e limpido e vivo il mio spirito, in tutte le sue facoltà; che esso sia intimamente unito a te, in un gioioso abbandono. Quando, dunque, verrà quel momento beato ed atteso, in cui tu mi appagherai pienamente con la tua presenza e sarai tutto e in tutto per me? Fino a quando questo non mi sarà concesso, non ci sarà per me una piena letizia. Ancora, purtroppo, vive in me l’uomo vecchio; ancora non è totalmente crocefisso, non è morto del tutto; ancora si pone duramente, con le sue brame, contro lo spirito; muove lotte interiori e non permette che il regno dell’anima abbia pace. Ma “tu, che comandi alla forza del mare e plachi il moto dei flutti (Sal 88,10), levati in mio soccorso (Sal 43,25); disperdi le genti che vogliono la guerra (Sal 67,31)abbattile con la tua potenza” (Sal 58,12). Mostra, te ne scongiuro, le tue opere grandi, e sarà data gloria alla tua speranza, altro rifugio non mi è dato se non in te, Signore Dio mio.

  

Silenzio alla presenza del Signore Dio (Sof 1,7)

Questo silenzio alla presenza del Signore in pratica diventa saper tacere con umiltà vera davanti ai nostri fratelli. E un silenzio che deve porre un freno ai propri impulsi, alle proprie idee, all’amore di sé, all’orgoglio, alla presunzione.  Un silenzio che si vive col non essere ribelli, diffidenti, col non mormorare, non giudicare, non difendersi, non darsi ragione, ma riconoscersi poveri e attendere la salvezza da un Dio che si è fatto Povero. Quando l’<<io>> parla, Dio tace;  perché quando l’<<io>> parla non sa più ascoltare, ma si mette in dialogo con il maligno, e si lascia pervertire l’orecchio dalle sue menzogne.

Non inganniamoci con falsi silenzi: il silenzio vero è, prima di tutto, quello che fa tacere noi stessi. Se non facciamo tacere l’<<io>> possiamo andare anche nel deserto più deserto, ma è un’illusione: ci rimane l’ostacolo  maggiore, quello che ci separa da Dio, che ci tiene ignoranti, che non ci lascia conoscere il <<tu>>.

Nei nostri rapporti interpersonali quante volte salta fuori questo terribile personaggio — l’<<io>> — che si mette in conflitto con gli altri, e fa tanto chiasso da stordirci, da non renderci più capaci di essere presenti al Signore,  di intendere la sua voce, di gustare le cose dell’alto, di sperimentare il mistero di Cristo che è mistero di umiltà, di silenzio, di povertà, di abnegazione.

Non cambiare gli altri ma se stessi

Per la nostra generazione sono tipici due fenomeni contrari: Da un lato si trova l’infinita nostalgia di amore incondizionato e dall’altro lato l’incomprensibile incapacità di rimanere fedeli alle persone amate. Questo è un segno che l’uomo manca di spiritualità. Per lungo tempo ha dominato l’opinione, che psichiatri e psicologhi potessero sostituire la religione, la fede e la morale. Ora si ha compreso che queste due discipline possono aiutare l’uomo soltanto a livello psicologico. La dimensione spirituale e l’istanza morale rimangono intoccati. Quando l’uomo dentro è vuoto, bruciato e sperduto, non può sostenere da solo la battaglia per il suo onore, per la dignità, per la fedeltà, per il mantenimento e il senso della comunione matrimoniale. Matrimoni, amicizie e altre relazioni interpersonali si rompono in particolare a metà vita. Molte persone pensano quando sono schiacciati a terra da problemi che l’unica soluzione sia di prendere la fuga in avanti, oppure di diventare un Workaholic (Sindrome da dipendenza dal lavoro), perché si accomodassero problemi e conflitti. Questo è semplicemente una conclusione sbagliata. Attraverso un comportamento simile non saranno risolti i problemi ma bensì rafforzati. Attraverso meccanismi di repressione si arriva nel subconscio a reazioni ancora più violenti. Non si risolveranno problemi morali-etici o problemi personali spazzandoli sotto il tappetto. Relazioni e matrimoni non possono essere salvati quando vengono disdette. Il culmine del fatto non è di cambiare amici o coniugi, ma bensì di cambiare se stessi. Si può indurre un punto di svolta esclusivamente mentre si cambia se stessi. Al posto della fuga devo trovare me stesso e immergermi nelle profondità del mio essere. In questo modo andrò incontro a coloro dai quali volevo separarmi. Dato che non posso cambiare gli altri devo apportare delle modifiche dentro me stesso. In questo consiste il mistero. La mia vita acquista senso, le mie relazioni amichevoli si rafforzano e il mio matrimonio diventa di più armonioso, se mi convinco che il mio compito vitale è di cambiare me stesso. Sarò all’altezza di questa sfida, se inizio a leggere la Sacra Scrittura, quando prego, perché Dio faccia agire il Suo Spirito in quelle sfere del mio essere, che sono deboli e pieni di vizi, protesi eccessivamente sul corpo e troppo poco sulla spiritualità. Allora potrò prendere delle decisioni saggi, agire correttamente e superare tutto con pazienza e amore. Problemi, conflitti e crisi sono solo un impulso nel mezzo della vita che, come coniuge e uomo in genere, si volge alle domande interne e spirituali della vita, dopo che la situazione finanziaria si è risolta. Con questo si avvia un processo di crescita interna. L’essere umano riesce a dare un’affilatura nuova al suo carattere e ritrovare il senso nella vita e persino nella morte. Se l’essere umano non si concentra liberamente sull’approfondimento della sua personalità, sarà costretto più in là da pene e crisi. Tutti questi sono soltanto dei segnali che la vita non tende alla fine, ma che esige piuttosto un’inizio nuovo.

Fonte: libro “Bello che esisti, di Prof. Don Tomislav Ivančić

Traduzione: Silvia dal tedesco all’italiano