Diversi e preghiere

La fede è un’atto non solo della ragione, ma anche del cuore,
L’amore è un gesto del cuore
ed un avvenimento del cuore,
e dopo della ragione.
Perciò non si può costringere
nessuno all’amore, né alla fede.
Riamane comunque sempre il fatto che ogni uomo deve credere in qualcosa
per poter vivere e deve essere amato per poter sopravvivere…

Fonte: trascritto dal libro:
“Alla scuola dell’amore”, Fra Slavko Barbarić


NON CAMBIARE GLI ALTRI MA SE STESSI

Per la nostra generazione sono tipici due fenomeni contrari: Da un lato si trova l’infinita nostalgia di amore incondizionato e dall’altro lato l’incomprensibile incapacità di rimanere fedeli alle persone amate. Questo è un segno che l’uomo manca di spiritualità. Per lungo tempo ha dominato l’opinione, che psichiatri e psicologhi potessero sostituire la religione, la fede e la morale. Ora si ha compreso che queste due discipline possono aiutare l’uomo soltanto a livello psicologico. La dimensione spirituale e l’istanza morale rimangono intoccati. Quando l’uomo dentro è vuoto, bruciato e sperduto, non può sostenere da solo la battaglia per il suo onore, per la dignità, per la fedeltà, per il mantenimento e il senso della comunione matrimoniale. Matrimoni, amicizie e altre relazioni interpersonali si rompono in particolare a metà vita. Molte persone pensano quando sono schiacciati a terra da problemi che l’unica soluzione sia di prendere la fuga in avanti, oppure di diventare un Workaholic (Sindrome da dipendenza dal lavoro), perché si accomodassero problemi e conflitti. Questo è semplicemente una conclusione sbagliata. Attraverso un comportamento simile non saranno risolti i problemi ma bensì rafforzati. Attraverso meccanismi di repressione si arriva nel subconscio a reazioni ancora più violenti. Non si risolveranno problemi morali-etici o problemi personali spazzandoli sotto il tappetto. Relazioni e matrimoni non possono essere salvati quando vengono disdette. Il culmine del fatto non è di cambiare amici o coniugi, ma bensì di cambiare se stessi. Si può indurre un punto di svolta esclusivamente mentre si cambia se stessi. Al posto della fuga devo trovare me stesso e immergermi nelle profondità del mio essere. In questo modo andrò incontro a coloro dai quali volevo separarmi. Dato che non posso cambiare gli altri devo apportare delle modifiche dentro me stesso. In questo consiste il mistero. La mia vita acquista senso, le mie relazioni amichevoli si rafforzano e il mio matrimonio diventa di più armonioso, se mi convinco che il mio compito vitale è di cambiare me stesso. Sarò all’altezza di questa sfida, se inizio a leggere la Sacra Scrittura, quando prego, perché Dio faccia agire il Suo Spirito in quelle sfere del mio essere, che sono deboli e pieni di vizi, protesi eccessivamente sul corpo e troppo poco sulla spiritualità. Allora potrò prendere delle decisioni saggi, agire correttamente e superare tutto con pazienza e amore. Problemi, conflitti e crisi sono solo un impulso nel mezzo della vita che, come congiunge e uomo in genere, si volge alle domande interne e spirituali della vita, dopo che la situazione finanziaria si è risolta. Con questo si avvia un processo di crescita interna. L’essere umano riesce a dare un’affilatura nuova al suo carattere e ritrovare il senso nella vita e persino nella morte. Se l’essere umano non si concentra liberamente sull’approfondimento della sua personalità, sarà costretto più in là da pene e crisi. Tutti questi sono soltanto dei segnali che la vita non tende alla fine, ma che esige piuttosto un’inizio nuovo.

Fonte: libro “Bello che esisti, di Prof. Don Tomislav Ivančić
Traduzione: Silvia dal tedesco all’italiano

Silenzio alla presenza del Signore Dio (Sof 1, 7)

Questo silenzio alla presenza del Signore in pratica diventa saper tacere con umiltà vera davanti ai nostri fratelli. E un silenzio che deve porre un freno ai propri impulsi, alle proprie idee, all’amore di sé, all’orgoglio, alla presunzione.  Un silenzio che si vive col non essere ribelli, diffidenti, col non mormorare, non giudicare, non difendersi, non darsi ragione, ma riconoscersi poveri e attendere la salvezza da un Dio che si è fatto Povero. Quando l’<<io>> parla, Dio tace;  perché quando l’<<io>> parla non sa più ascoltare, ma si mette in dialogo con il maligno, e si lascia pervertire l’orecchio dalle sue menzogne.

Non inganniamoci con falsi silenzi: il silenzio vero è, prima di tutto, quello che fa tacere noi stessi. Se non facciamo tacere l’<<io>> possiamo andare anche nel deserto più deserto, ma è un’illusione: ci rimane l’ostacolo  maggiore, quello che ci separa da Dio, che ci tiene ignoranti, che non ci lascia conoscere il <<tu>>.

Nei nostri rapporti interpersonali quante volte salta fuori questo terribile personaggio — l’<<io>> — che si mette in conflitto con gli altri, e fa tanto chiasso da stordirci, da non renderci più capaci di essere presenti al Signore,  di intendere la sua voce, di gustare le cose dell’alto, di sperimentare il mistero di Cristo che è mistero di umiltà, di silenzio, di povertà, di abnegazione.

Capitolo XXXII (Indice Capitoli)
RINNEGARE SE STESSI
E RINUNCIARE AD OGNI DESIDERIO

1. O figlio, se non avrai rinnegato totalmente te stesso, non potrai avere una perfetta libertà. Infatti sono come legati, tutti coloro che portano amore alle cose e a se stessi, pieni di bramosia e di curiosità, svagati, sempre in cerca di mollezze. Essi vanno spesso immaginando e raffigurando, non ciò che è di Gesù Cristo, ma ciò che è peritero; infatti ogni cosa che non è nata da Dio scomparirà.

Tieni ben ferma questa massima, breve e perfetta: tralascia ogni cosa; rinunzia alle brame e troverai la pace. Quando avrai attentamente meditato nel tuo cuore questa massima, e l’avrai messa in pratica, allora comprenderai ogni cosa. O Signore, non è, questa, una faccenda che si possa compiere in un giorno; non è un gioco da ragazzi. Che anzi in queste brevi parole si racchiude tutta la perfezione dell’uomo di fede.

2. O figlio, non devi lasciarti piegare, non devi subito abbatterti, ora che hai udito quale è la strada di chi vuole essere perfetto. Devi piuttosto sentirti spinto a cose più alte; almeno ad aspirare ad esse col desiderio. Volesse il cielo che così fosse per te; che tu giungessi a non amare più te stesso, e ad attenerti soltanto alla volontà mia e di colui che ti ho mostrato quale padre. Allora tu mi saresti assai caro e la tua vita si tramuterebbe tutta in una pace gioiosa. Ma tu hai ancora molte cose da abbandonare; e se non rinunzierai a tutte le cose e del tutto, per me, non otterrai quello che chiedi. “Il mio invito è che, per farti più ricco, tu acquisti da me l’oro colato” (Ap 3,18), vale a dire la celeste sapienza, che sovrasta tutto ciò che è basso; che tu lasci indietro e la sapienza di questo mondo ed ogni soddisfazione di se stesso ed ogni compiacimento degli uomini. Il mio invito è che tu, in luogo di ciò che è ritenuto prezioso e importante in questo mondo, acquisti una cosa disprezzante: la vera sapienza, che viene dal cielo ed appare qui disprezzata assai, piccola e quasi lasciata in oblio. Sapienza che non presume molto di sé, non ambisce ad essere magnificata quaggiù e viene lodata a parole da molti, i quali, con la loro vita, le stanno invece lontani. Eppure essa è la gemma preziosa, che i più lasciano in disparte.

Capitolo XXXIII (Indice Capitoli)

L’INSTABILITÀ DEL NOSTRO CUORE E LA INTENZIONE ULTIMA, CHE DEVE ESSERE POSTA IN DIO

O figlio, non ti fidare della disposizione d’animo nella quale ora ti trovi; ben presto essa muterà in una disposizione diversa. Per tutta la vita sarai oggetto, anche se tu non lo vuoi, a tale mutevolezza. Volta a volta, sarai trovato lieto o triste, tranquillo o turbato, fervente oppure no, voglioso o pigro, pensoso o spensierato. Ma colui che è ricco di sapienza e di dottrina spirituale si pone saldamente al di sopra di tali mutevolezze, non badando a quello che senta dentro di sé, o da che parte spiri il vento della instabilità; badando, invece, che tutto il proposito dell’animo suo giovi al fine dovuto e desiderato. Così infatti egli potrà restare sempre se stesso in modo irremovibile, tenendo costantemente fisso a me, pur attraverso così vari eventi, l’occhio puro della sua intenzione.

E quanto più puro sarà l’occhio dell’intenzione, tanto più sicuro sarà il cammino in mezzo alle varie tempeste. Ma quest’occhio puro dell’intenzione, in molta gente, è offuscato, perché lo sguardo si volge presto a qualcosa di piacevole che balzi dinanzi. E poi raramente si trova uno che sia esente del tutto da questo neo, di cercare la propria soddisfazione: Come gli Ebrei, che erano venuti, quella volta, a Betania, da Marta e Maria, “non già per vedere Gesù, ma per vedere Lazzaro” (Gv 12,9).

Occorre, dunque, che l’occhio dell’intenzione sia purificato, reso semplice e retto; occorre che esso, al di là di tutte le varie cose che si frappongono, sia indirizzato a me.

Capitolo XXXIV (Indice Capitoli)

CHI E’ RICCO D’AMORE GUSTA DIO IN TUTTO
E AL DI SOPRA DI OGNI COSA  

1. Ecco, mio Dio e mio tutto. Che voglio di più; quale altra cosa posso io desiderare per la mia felicità? O parola piena di dolce sapore, sapore però che gusta soltanto colui che ama il Verbo, non colui che ama il mondo e le cose del mondo! Mio Dio e mio tutto. E’ detto abbastanza per chi ha intelletto; ed è una gioia, per chi ha amore, ripeterlo spesso. In verità, se tu sei con noi, recano gioia tutte le cose; se, invece, tu sei lontano, tutto infastidisce. Sei tu che dai pace al cuore: una grande pace e una gioia festosa. Sei tu che fai gustare rettamente ogni cosa e fai sì che noi ti lodiamo in tutte le cose. Senza di te nulla ci può dare diletto durevole. Perché una cosa possa esserci gradita e rettamente piacevole, occorre che la tua grazia non sia assente; occorre che questa cosa sia condita del condimento della tua sapienza. C’è forse una cosa che uno non sappia rettamente gustare, se questi ha gusto di te? E che cosa mai potrà esserci di gioioso per uno che non ha gusto di te? Dinanzi alla tua sapienza, scompaiono i sapienti di questo mondo; scompaiono anche coloro che amano ciò che è carnale: tra quelli si trova una grande vanità, tra questi la morte. Veri sapienti sono riconosciuti , all’incontro, coloro che seguono te, disprezzando le cose di questo mondo e mortificando la carne: veri sapienti, perché passati dalla vanità alla verità, dalla carne allo spirito. Sono questi che sanno gustare Dio, e riconducono a lode del Creatore tutto ciò che di buono si trova nelle creature.

2. Diversi, molto diversi per noi, sono il gusto che dà il Creatore e il gusto che dà la creatura; quello dell’eternità e quello del tempo; quello della luce increata e quello della luce che viene data. O eterna luce, che trascendi ogni luce creata, manda dall’alto un lampo splendente, che tutto penetri nel più profondo del mio cuore! Rendi puro e lieto e limpido e vivo il mio spirito, in tutte le sue facoltà; che esso sia intimamente unito a te, in un gioioso abbandono. Quando, dunque, verrà quel momento beato ed atteso, in cui tu mi appagherai pienamente con la tua presenza e sarai tutto e in tutto per me? Fino a quando questo non mi sarà concesso, non ci sarà per me una piena letizia. Ancora, purtroppo, vive in me l’uomo vecchio; ancora non è totalmente crocefisso, non è morto del tutto; ancora si pone duramente, con le sue brame, contro lo spirito; muove lotte interiori e non permette che il regno dell’anima abbia pace. Ma “tu, che comandi alla forza del mare e plachi il moto dei flutti (Sal 88,10), levati in mio soccorso (Sal 43,25); disperdi le genti che vogliono la guerra (Sal 67,31)abbattile con la tua potenza” (Sal 58,12). Mostra, te ne scongiuro, le tue opere grandi, e sarà data gloria alla tua speranza, altro rifugio non mi è dato se non in te, Signore Dio mio.

LE DIFFICOLTÀ’ DA SUPERARE DURANTE IL DIGIUNO…

Volevo chiederLe un consiglio….. io spesso mi sento mortificata, perché non riesco a digiunare come vorrei a pane e acqua il mercoledì e venerdì… lo faccio, ma non rinuncio ai caffè e nemmeno alle sigarette in quei giorni, e verso sera ho fame e interrompo il mio digiuno mangiando qualcosa… e poi mi sento in colpa. E’ capitato, anche se poche volte, di essere riuscita a completare il digiuno fino al giorno successivo, e solo una volta non ho fumato per tutto il giorno… Io mi sento in colpa quando non ce la faccio, perché penso di non essere capace di offrire e fare sacrifici in modo giusto, e penso che forse non ho abbastanza fede o non amo Dio a tal punto da fare questo sacrificio per Lui.. non so. E poi penso quello che ha fatto Gesù per noi, e io non sono capace di portare a termine nemmeno questo minuscolo sacrificio. Spesso penso cosa pensa Dio di me, come mi vede… è colpa mia se non faccio bene i digiuni e non rinuncio di più per Lui… perché tutti con la buona volontà e tanta fede, riusciremmo a digiunare e a fare molti più sacrifici… e io a volte mi sento sbagliata in questo senso. Quando prego, sono un pò insicura perché non so se prego con il cuore, oppure solo con la bocca.. e a volte penso che non riesco a farmi sentire… ma non perché Dio non mi ascolta, ma perché non sono capace di farmi sentire io e forse non sono capace di far arrivare le mie parole dritte al Suo cuore. Io so che Lui mi ama, ma non vorrei deluderlo ne mai nella mia vita farlo soffrire. Io tutto sommato penso di essere una buona persona, con i miei difetti, le mie debolezze e i miei sbagli… e spero un giorno, quando sarò davanti a Lui, che Lui mi guardi fiero e sia felice di me e della vita che ho fatto! A volte vorrei aprire una porta e sapere che dietro quella porta ci sia Lui, e che mi possa confidare e farmi consigliare su tutte le cose.
Io sono felice, ho un marito che è un angelo fatto a persona, e ringrazio Dio per avermelo fatto incontrare, anche se a volte non mi sento degna di lui. Ho un fratello gemello speciale, buono e comprensivo… ho una famiglia speciale… mia mamma è stupenda e anche mio papà, anche se a volte con papà entro un pò in conflitto. E tutti gli altri miei parenti sono speciali… e anche quelli di mio marito! Sono proprio fortunata, e ringrazio Dio sempre troppo poco per tutto quello che mi ha dato e che mi da.
Grazie per aver avuto pazienza nel leggere queste righe… e le auguro tutto il bene del mondo!

Consiglierei a te e a tutti che incontrano le stesse tue difficoltà, di iniziare il giorno di digiuno in anzitutto con la preghiera e con il silenzio.
Ringrazia per la tua vita e sia consapevole che non è un fatto ordinario che tu ti svegli ogni mattino. La vita è un fatto straordinario, un regalo che Dio ci dona ogni giorno e in ogni istante della nostra esistenza. Perciò ringrazia Dio per la sua immensa bontà che ti regala vita. Rimani in silenzioso abbandono fino a quando non avverti la presenza di Dio. Adesso apri il tuo cuore e dona un posto speciale al tuo Dio che ti ama infinitamente. Affida la tua vita e tutta te stessa a lui. Ogni parte del corpo, dell’anima, della mente e del cuore.
Non guardare l’orologio il tempo riservato a Dio non è mai troppo!
Non pensare ai tuoi problemi, pensa solo che Gesù è qui con te e desidera amarti e stringerti tra le sue braccia. Lascia che lui ti accarezzi e ti baci teneramente. Lui ti ama come mai nessuno potrà amarti. Il suo amore sincero è senza limiti e va oltre ogni frontiera, anche quella della morte. Il suo amore è fedele e rimane per sempre. Fai questa esperienza profonda di amore alla presenza di Gesù. Sentiti amata e importante agli occhi di Dio, unica e preziosa come un tesoro. Tu fai parte della sua Creazione, tu sei la sua creatura. Non sei più sola. Lui è con te, insieme a lui puoi affrontare la tua vita e le difficoltà quotidiane, come anche il digiuno del mercoledì e del venerdì. Racconta a lui come ti senti e quanto ti pesano i tuoi insuccessi che ti fanno sentire in colpa.

 

“Vorrei che la gente in questi giorni preghi con me.
E che preghi il più possibile!
Che inoltre digiuni il mercoledì e il venerdì;
che ogni giorno reciti almeno il Rosario:
i misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi…”.

Messaggio del 14.08.1984

Adesso prega con me la preghiera nel giorno di digiuno…,
testo di padre Slavko Barbaric.

Attraverso questa preghiera capirai che digiunare non significa soltanto rinunciare al cibo perché la Madonna lo chiede, ma che la rinuncia ha un obiettivo molto più importante, il digiuno ci apre la strada all’incontro con Dio. Il digiuno richiede preghiera, ma con la pancia piena si prega male, perché la digestione di un pranzo sostanzioso appesantisce l’organismo e ci rende pigri e sonnolenti. Siamo stanchi e i nostri pensieri si indirizzano piuttosto sul divano oppure sul letto con i cuscini tra cui poter sprofondare, anziché alle mani chiusi in preghiera. Il digiuno invece ci rende svegli e pronti alla preghiera. Ogni digiuno deve avere l’obiettivo finale fondamentale, infatti quello di aprire la strada che ci porta a Dio, nostro Padre. Noi tutti sappiamo che questa strada è piena di ostacoli che tentano di fermare i nostri passi e se non stiamo attenti inciampiamo e cadiamo.
Tu esponi le tue difficoltà che incontri: il caffè…, le sigarette…, l’insicurezza…, l’incapacità…, i sensi di colpa… e così via…
Penso che il digiuno debba acquistare un senso diverso del solo “sacrificio per Dio”. Proviamo a trasformare questa rinuncia al cibo in un’impresa di amore, di gioia e libertà. Che meraviglia è il sentirsi liberi, con il cuore colmo di amore e di gioia, ma anche consapevoli che tutto ciò non deve rimanere imprigionato dentro di noi. Questi doni devono spargersi ovunque per illuminare il buio di ogni essere umano, per annunciare a questo mondo senza Dio e impoverito d’amore che Dio esiste e che ci ama.
L’amore è fondamentale per il buon esito di ogni cosa che facciamo e così lo è anche per il digiuno. Nulla è così importante per Dio come l’amore. Alla fine dovremmo rendere conto a lui su quanto abbiamo amato…

Leggendo il tuo scritto ho visto davanti agli occhi questa scena con Gesù, Maria e Marta:
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”. Lc 10, 38-42

Dio non si nasconde dietro le porte ma nel tuo prossimo, nella sofferenza e nella croce, nei sorrisi e nelle lacrime, nella carestia e nell’abbondanza, nella povertà e nella ricchezza. Sta a noi di cercarlo perché chi cerca trova e a chi bussa verrà aperto.
Cara non ti preoccupare troppo quando durante il digiuno non avrai raggiunto il traguardo, per Dio è importante che non getti la spugna, che rimani sempre in cammino con tanto amore. Penso che tu devi essere una bella persona per meritarti tante persone meravigliose intorno a te, ognuno di loro nasconde Dio. Grazie che mi hai dato il permesso di pubblicare il tuo messaggio, come incoraggiamento per chi desidera arricchire se stesso, attraverso il digiuno e la preghiera per crescere in amore, gioia e spirito.
Ti voglio bene e ti abbraccio forte da Medjugorje.
Sempre uniti in preghiera. Silvia 🙂

LA PREGHIERA DEL GIORNALISTA…
Arcivescovo di Chieti-Vasto, Mons. Bruno Forte,C

«Signore, Tu mi hai chiamato a servire il prossimo attraverso i mezzi dell’informazione. Donami di farlo sempre nell’obbedienza alla verità, con il coraggio di pagare di persona affinché essa non sia mai tradita. Aiutami anche a coniugare la verità con la carità, per non ferire mai la dignità di nessuno e promuovere in tutto, per quanto a me possibile, la giustizia e la pace. Che io non faccia preferenze di persone, e sappia proporre le mie idee con umiltà, onestà e libertà di cuore. Donami di essere anche così un testimone dell’amore, che viene da Te, verità che libera e salva. Tu, che con Dio Padre vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen».

Prendimi per mano e aiutami a tendere la mia a chi soffre

Fonte: libretto
L’uomo della croce,
autore Valentino Salvoldi