Il mio “testamento” lasciato a Medjugorje testo e audio

IL MIO TESTAMENTO AUDIO

 

Iniziamo da: “È come un testamento quello che ci ha lasciato” …,

I MIEI VENT’ANNI A MEDJUGORJE Chi si è trattenuto per un tempo prolungato a Medjugorje, non ha potuto non vedere ogni giorno alla Santa Messa, o per le strade del posto, una fragile donna piccola di statura, dai capelli biondi, dai movimenti spediti e dallo sguardo sereno. Il sorriso che non sparisce mai dalle sue labbra nasconde la sua età, così che lei pare sempre giovanile ed entusiasta, nonostante i suoi settantadue anni. Di nazionalità svizzera (è nata, infatti, nella località svizzera di Davos) e di lingua italiana (tedesca), nel corso dei vent’anni trascorsi a Medjugorje ha imparato a padroneggiare bene anche la lingua croata. Questa è la storia della sua vita. È come un testamento quello che ci ha lasciato, dal momento che il 28 febbraio scorso (2019) è tornata a vivere in Italia con la sua famiglia. Noi le facciamo dono di queste pagine e di queste righe, in segno di gratitudine per tutto quell’amore e quella cura che ha “lasciato” accanto ai letti dei malati ed al capezzale dei morenti in Erzegovina.

COME DIO CI FORMA E CI PREPARA

Mi chiamo Silvia Gerosa. Sono nata il 1° novembre 1947 a Davos, in Svizzera, il che vuol dire che ora ho settantun anni. Sono nata in una famiglia protestante, che viveva molto lontana da Dio e dalla fede. Nonostante questo avevo ricevuto tutti i “sacramenti”, che sono uguali a quelli cattolici. Sono stata protestante fino al 1991. Completati gli studi da infermiera, mi sono sposata e ho avuto due figli. Vivevamo a Lugano. Mio marito è di fede cattolica. Ci eravamo sposati soltanto in Comune, ma subito, fin dall’inizio, ho sentito il desiderio di avvicinarmi alla fede di mio marito e dei miei figli, poiché li abbiamo battezzati nella fede cattolica. Così sono andata a trovare un sacerdote che svolgeva il suo ministero in una chiesa vicina, e gli ho espresso il mio desiderio di diventare cattolica. Lui mi ha detto che dovevo innanzitutto leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica. Quando presi quel librone del Catechismo, non sapevo semplicemente da dove iniziare, tanto meno ci capivo qualcosa. Mi sono detta: “Se devo diventare cattolica in questo modo, è la cosa migliore che lascio perdere!”. Dio, però, aveva visto quel mio desiderio e, per arrivare a realizzarlo, avrebbe poi messo in moto alcune altre cose.Nel 1990 mia madre si ammalò di tumore. Aveva bisogno di un’assistenza infermieristica a domicilio continua, dal momento che voleva morire a casa sua e non in Ospedale. Su insistenza di mia madre e di mio padre, tornai, quindi, nel mio luogo di nascita, per offrire a mia mamma quell’assistenza nella fase terminale della sua malattia. Mentre stavo facendo frettolosamente i bagagli, ho buttato “casualmente” in borsa, tra le altre mie cose personali, proprio il libro del Catechismo della Chiesa Cattolica. Cominciai a leggerlo mentre assistevo mia madre, in particolare proprio i capitoli che riguardavano la morte. Così quelle spiegazioni hanno lasciato nel mio cuore un’impressione profonda, un’idea della morte completamente nuova: vista non come una fine, ma come il passaggio ad una nuova vita. Potrei dire che quello è stato, in qualche modo, il mio primo passo nella fede.In seguito poi ho dovuto sottopormi ad un’operazione molto difficile, a cui non credevo sarei sopravvissuta. Perciò sono andata dal sacerdote della mia parrocchia vicina a casa mia, e gli ho detto: “Reverendo, voglio morire cattolica!”. Mi rispose: “Che tu voglia diventare cattolica, va bene: ma non devi morire per questo!”. Così, la domenica seguente, sono andata nella casa della parrocchia con mio marito per cambiare la mia confessione protestante a cattolica. Di seguito, dal momento che l’intervento era andato bene, il 29 agosto 1991, dopo quasi vent’anni di matrimonio civile, ci siamo sposati anche in Chiesa. Proprio allora, però, nel nostro matrimonio sono sopraggiunti i veri problemi: esso sarebbe durato ancora per sette turbolenti anni.

LA PERMANENZA A MEDJUGORJEIl mio primo pellegrinaggio a Medjugorje è stato nel 1996. Ero venuta per necessità, cioè a pregare per la guarigione e riunione della mia famiglia. Così, nel periodo compreso tra il 1996 ed il 1999, sono stata a Medjugorje almeno dieci volte, sia come pellegrina che come organizzatrice di pellegrinaggi. In sintesi, a Medjugorje ho ritrovavo sempre la pace. Nel 1999 sono venuta qui in pellegrinaggio da sola con un’amica. Ogni mattina andavo a piedi dall’hotel “Orbis” al Podbrdo, e pregavo con umiltà chiedendo a Dio: “Perché, o Dio? Perché ora ci sono questi problemi nel matrimonio, quando finalmente mi sono messa in regola, che ho messo tutto a posto dal punto di vista della fede?”. In quei momenti sentivo profondamente in me una chiamata a restare qui. In quel periodo, fra Slavko Barbarić è stato per me un grande amico ed un sostegno. Mi è stato amico in tutta la mia crisi matrimoniale, che alla fine — nel 1998 — si è purtroppo conclusa con la separazione. Anche se siamo divorziati, sono rimasta ancora oggi in buoni e amichevoli rapporti con mio marito. Fra Slavko mi chiedeva come mi sentissi qui, a Medjugorje. Io gli dicevo

silvia

Sito cattolico per divulgare informazioni religiosa su Medjugorje e le chiese del Verbano Cusio Ossola", con registrazioni, audio e video. L'autrice del sito da Medjugorje al Lago Maggiore Silvia Gerosa ha vissuto e lavorato come infermiera volontaria a Medjugorje. Racconterà le sue esperienze vissute durante gli ultimi vent'anni della sua vita a Medjugorje con commenti, foto, poesie, meditazioni e preghiere. Per ciò che riguarda le apparizioni, i veggenti, la storia di Medjugoje, la parrocchia, le attualità, informazioni vari e ciò che accade a Medjugorje, ricorrerà in gran parte al sito ufficiale della parrocchia di Medjugorje. Su ogni pagina o informazione scritta, copiate dal sito ufficiale della parrocchia di Medjugorje scriverà la fonte e il copyright del sito ufficiale della parrocchia, come lo prevede il regolamento del sito ufficiale di Medjugorje.

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